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     Tu, sotto il di cui piè fermi, ed eterni
     Soggiace il Tempo, il Fato, il Sempre, il Mai;
5Tu dai l’ombre alla notte, al giorno i rai,
     Tu il Mondo autempi, e ’l Paradiso eterni;
     Tu nè visto, nè scerto, e vedi, e scerni,
     E non mai mosso, muovi, e moverai.
Tu tutt’i luoghi ingombri, e non hai loco,
     10Tu premi i Giusti, e tu castighi i Rei,
     Tu dai l’algore al gel, l’ardore al fuoco;
Tu te stesso in te stesso e vedi, e bei;
     Tu sei, ch’io non conosco, e pure invoco;
     Uno sei, Trino sei. Tu sei chi sei.


III


Tornami a mente il dolce atto natìo,
     Per cui fui preso da gentil beltate;
     Bassando gli occhi, parea dir: mirate
     Com’io son bella, e qual mi fece Iddio.
5Da modestia mirai temprato brio,
     Mirai maturo senno in fresca etate;
     E nel bel volto pien di gravitate
     La Maraviglia un gran teatro aprìo.
Ciò, ch’io vi scorsi, e scorgerovvi ognora,
     10Nol sa neppur ridir lingua mortale,
     Che nell’opre il Fattore ama, ed adora.
Nè umano sil giammai tant’alto sale
     Da spiegar quel, che l’anima innamora,
     Di leggiadra beltà raggio immortale.


IV


Siede entro vaga illustre augusta Regia,
     Che a ritrarre non vale umano stile,
     Vergin, che di beltà tutta si fregia,
     D’alto spirito adorna, e signorile.
5Brami saper quale Donzella egregia
     Sia, ch’alla bella sua magion simìle
     Non solo, ma migliore esser si pregia?
     Questa è l’anima tua, Donna gentile.
Ella d’un atto rispettoso, e grato,