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     De’ miei pensieri, uscir del petto io sento;
     E benchè ceda a passo tardo e lento,
     Pur cede il luogo al vostro santo amore.
Questo amor santo poi soavemente
     10Mi cinge il cuor di fiamma pura e viva;
     E questa i pensier purga, alza la mente.
Tant’alto l’alza, che a mirarvi arriva:
     E di quel che lassù ved’ella e sente,
     Vuol, ch’io solo qua giù ragioni e scriva.


VII


Se in una prato vegg’io leggiadro fiore,
     Sembrami dir: qui mi produsse Dio,
     E qui ringrazio ognor del viver mio,
     E della mia vaghezza il mio Fattore.
5Se d’atra selva io miro infra l’orrore
     Serpe strisciarsi velennoso e rio;
     Qui, mi par ch’egli dica, umile anch’io
     Quel Dio, che mi creò, lodo a tutt’ore.
E’l fonte, il rio, l’erbette, i tronchi, i sassi
     10Sì sembran dire in lor muta favella,
     Ovunque volgo i traviati passi.
Ahi! che sol questa (e il Ciel lo soffre!) è quella,
     Che dall’amor di Dio lontana stassi,
     Infida troppo, e cieca Pastorella.


ALESSANDRO PEGOLOTTI.


I1


Quella, ch’ambe le mani entro la chioma
     Pose a ogni Regno in pria disciolto, e franco,
     E seco trasse ognun pallido, e stanco,
     Nobil dappoi trionfatrice in Roma;
5Quella stessa vegg’io, ch’or vinta e doma
     Se ’n giace a piè d’un ostil carro, ed anco,

  1. L’Italia.