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Ma nel folle desìo questo è sì forte,
     Che, poichè in van più contraddirgli io spero,
     Ahi che a la sua consento e a la mia morte!


VII


De la colpa a fuggir talor mi provo
     La servitù troppo odioso e dura
     Ma sempre in van, che per mio male io trovo
     L’uso fatto al peccar volto in natura.
5Lasso l’Eterna sarà la mia sventura,
     Se il fonte in me d’ogni mio male io covo,
     Nè mente avrò giammai meno ch’impura,
     Se non ho nuovo cuore e spirto nuovo.
Pietà, mio Dio, del mio dolor ti prenda;
     10De! tu riforma un cor nel petto mio
     Puro così, che sol di te s’accenda.
Spirto eguale poi dammi al mio desio,
     Nè più temcr ch’io tua bontade offenda,
     Or che so quanto perdo in perder Dio.


XI


De gli eserciti Dio, Dio di vendette,
     Nomi, o Signor, troppo temuti e fieri,
     Fa sì, che tremi il Peccator, nè speri
     Se non stragi da Te, se non saette.
5Ma solo in palesar quali promette
     A un cuor pentito almi contenti e veri,
     Io farò che i di lui dubbi pensieri
     La tua bontade a dolce speme allette.
Dirò, ch’ove dolente a piè ti cada,
     10Quando par che ti accinga a farne esempio,
     Per unirtelo al sen getti la spada.
Poi chiaro in me ne additerò l’esempio:
     E lieto allor per la segnata strada
     A te correr vedrai pentito ogn’Empio.


X


Se col pensier sovra me stesso io m’ergo
     Il numero a guardar de’ falli miei,
     Per cui servo del senso, io già mi fei
     Di mille mostri spaventoso albergo: