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5Nè cervetta giammai leggiadra e snella,
     Dianzi seguita ne’ riposti orrori
     Da fieri veltri, di sospetto fuori
     Sì ratta corse all’acqua chiara e bella:
Com’io son vago d’un focoso umore,
     10Che versan gli occhi, allor che tema o zelo
     Od altro affetto più m’accende in Dio.
Dice allor ebro di dolcezza il cuore:
     Quanto è felice quei che alberga in Cielo,
     S’egli ha gioia maggior del pianto mio!


V1


Signor, se la tua grazia è foco ardente,
     Come dà tanto refrigerio al cuore?
     S’è d’umor fonte ond’ha quel viso ardore,
     Da cui struggere ognor l’alma si sente?
5S’è luce più che ’l Sol chiara e splendente,
     Come oscura del Mondo ogni splendore?
     S’è vita, ond’è che l’Uomo si tosto muore,
     Quando ha la sua virtute al cuor presente?
Queste contrarie tempre in me pur sento,
     10Che mi raffredda il fuoco, accende il fiume,
     Il Sole accieca e dà la morte vita.
Ma di saper il modo indarno io tento:
     Poichè non può mortal terreno lume
     Dell’opre tue scoprir l’arte infinita.


VI2


Son questi i chiari lumi, onde sereno
     Far si potrebbe a par del Ciel l’Inferno?
     E’ questo il capo del gran re superno
     D’alto giudizio e di saver sí pieno?
5Son queste quelle mani, onde il terreno
     S’ornò di piante e ’l Ciel di lume eterno?
     Son questi i piè, ch’ebbero i mari a scherno,
     E fur dell’onde già ritegno e freno!

  1. A Dio. Che sia la grazia.
  2. A Cristo N. S. crocifisso.