Pagina:Yambo, Ciuffettino.djvu/249


— 235 —


— Pensiamo alle opere pubbliche, Maestà. I cittadini di Sbadigliopolis si lamentano sempre di quel famoso ponte...

— Ancora! Si parla ancora del ponte?

— Maestà: il ponte minaccia rovina da circa dieci anni... E se rovina davvero, la città resta divisa in due parti dal fiume, perchè non abbiamo che quel ponte solo...

— Si potrà andare in barca.

— Oh! certo!..

— Allora, aspettiamo. Che furia c’è? Una delle due: o il ponte casca, e allora c’è sempre modo di rifabbricarlo su le vecchie fondamenta: o non casca, e allora è inutile preoccuparsene... Abbiamo altro?

— A poca distanza di qui brucia un villaggio... gli abitanti sono tutti fuggiti...

— Per il nostro grande avo Pipino il Secco! se il villaggio brucia, non c’è che un rimedio: lasciarlo bruciare!..

— Che sapienza! - borbottò il nostro Ciuffettino, ghignando.

Gli altri dignitari, svegliati dal relatore, gridarono in coro:

— Ha ragione Sua Maestà!..

E se ne andarono, dopo essersi inchinati cerimoniosamente fino a terra.

Il re dei Fannulloni restò solo con il nostro eroe, e rimase un bel pezzo a squadrarlo con occhio più curioso che benevolo. Il fanciullo sotto quegli sguardi da esaminatore, si sentiva impacciato e non sapeva dove posare le pupille e dove ficcar le mani.

— Sei molto piccolo! - dichiarò pretensiosamente re Pipino, dopo un lunghissimo studio.

— Bella scoperta! - pensò Ciuffettino: ma non pronunziò sillaba.