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210 quando il dormente si sveglierà


impedì di rammentarsi il canto che accompagnava la marcia del popolo.

L’interlocutrice che egli aveva dimenticato, fece notare la sua presenza costringendolo a continuare l’intimo colloquio nel quale s’era intromesso, ma in quel momento una vaga agitazione, un sentimento che confinava col dispiacere, s’impossessò del suo spirito. Si sentì turbato come per il rimprovero d’un dovere a metà dimenticato, per il rimpianto di cose che gli sfuggivano in mezzo a quello splendore di luce.

Diminuì l’attrattiva che esercitava su di lui quella folla di donne affascinanti, e non accordò più che vaghe e confuse risposte alle sottili espressioni amorose di cui, ne aveva ora la certezza, era fatto segno; il suo sguardo errante qua e là cercava, per contemplarlo ancora una volta, quel bel volto del quale aveva conservato una sì profonda impressione.

Graham si trovava ora in una delle gallerie superiori, in compagnia d’una signora dagli occhi vivissimi, con la quale egli aveva intavolato una conversazione sull’eadhamite, ed egli stesso aveva scelto questo soggetto per troncare le appassionate assicurazioni di ossequiò che la signora gli tributava.

Egli giudicò questa persona, come altre ancora, più graziosa che colta, e in quel momento, in contrasto con la melodia più vicina giunse al suo orecchio il canto della rivolta, l’inno maestoso rauco e potente che aveva già udito nella sala. Alzò gli occhi, meravigliato, e scorse un’apertura simile a un occhio di bove dalla quale usciva un canto, e al di là vide i reticolati dei canapi superiori, l’azzurro dei vestiti, l’insieme dei lumi delle strade pubbliche; intanto il canto si perdeva in una confusione di voci, poi finì del tutto. Ma ora