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d’adorazione. Uno di essi ripetè per parecchie volte:

— «E’ il Signore, e la sua gloria è al di sopra della terra e del cielo.» —

E gli uomini, fiduciosi, baciarono l’orlo della veste di Maria, e, coi visi radianti di gioia, partirono.

Nel Khan, a tutta la gente alzata, che si spingeva fra di loro, essi raccontarono questa storia; per la città, e per tutta la via di ritorno al màrah, essi cantarono il ritornello degli angeli: — «Gloria a Dio in cielo, e in terra pace e benevolenza verso gli uomini!» —

L’eco del fatto andò lontana, confermata dalla luce da tutti veduta; ed il giorno appresso, e per i giorni seguenti, la caverna fu visitata da folla curiosa, della quale alcune persone credettero, mentre, la maggior parte, risero e canzonarono.


CAPITOLO XII.


L’undicesimo giorno dalla nascita del bambino nella caverna, press’a poco a metà giornata, i tre Re Magi si avvicinarono a Gerusalemme, per la via del Schekem. Dopo aver traversato Brook Cedron, essi incontrarono molte persone, delle quali nessuna mancò di fermarsi e di seguirli curiosamente con lo sguardo.

La Giudea era, per necessità, un passaggio internazionale; essa era un rialzo stretto di terra, formato probabilmente dalla pressione del deserto all’est e dal mare all’ovest; sopra l’altura, pertanto, la natura aveva tracciato la linea di traffico tra l’est ed il sud; in questo consistevano le sue ricchezze.

In altre parole, le ricchezze di Gerusalemme eran costituite dalle tasse che essa metteva sul commercio di transito. In nessun altro posto, per conseguenza, meno che in Roma, v’erano assemblee sì costanti di tante persone di diverse nazioni; in nessun’altra città il forestiero era più famigliare agli abitanti, che nelle sue mura e nei suoi dintorni. Eppure questi tre uomini eccitarono la meraviglia di tutti quelli che incontrarono sulla via che conduce alle porte.

Un bambino, che faceva parte di un gruppo di donne sedute sul margine della strada, di faccia alle Tombe dei Re, e vide arrivare la compagnia, immediatamente cominciò a battere le sue manine, e gridò: — «Guarda, guarda! Che bei campanelli! Che enormi cammelli!» —