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Fra i moti stellari possiamo subito distinguere quelli periodici orbitali da quelli di traslazione nello spazio: i primi sono quelli dei sistemi doppi o multipli, ottici o spettroscopici già nominati. Le stelle dei primi sistemi hanno periodi di rotazione che arrivano a centinaia di anni, le altre, di giorni ed anche solo di ore: i primi sistemi si contano a decine di migliaia, a migliaia i secondi ed è convinzione dell’Oepik che le stelle multiple rappresentino anzi la regola generale e quelle isolate come il Sole od anche semplicemente doppie siano a riguardarsi come eccezione.

Tutto il cielo stellato è dotato di movimento: le stelle traversano gli spazî con velocità che vanno da 8 a 160 km. al secondo e diverse anche per i diversi tipi spettrali; il sole, come si sa, viaggia con il suo corteo di pianeti verso Vega con la velocità di 19 km. al secondo; gruppi di stelle compiono il loro viaggio di conserva, come le Jadi; due correnti principali di stelle, oltre alle minori, sono state messe in evidenza dal Kapteyn, di opposto senso all’ingrosso, le quali potrebbero derivare dalla rotazione del nostro grande sistema galattico a simiglianza di quella rilevata nelle nebule spirali. Le velocità degli ammassi globulari si misurano a centinaia di km. al secondo, quelle delle nebulose spirali, cioè degli altri universi, superano anche talora il migliaio. Mirabile si è che velocità e direzione del moto del sole quali risultano dedotte relativamente ai primi che alle seconde praticamente coincidono.

Si può facilmente immaginare la difficoltà di sceverare tutti questi movimenti, in cui si sommano o si compongono o si elidono moti individuali e collettivi e di sistemi giganteschi come il nostro galattico e la sua rotazione, quando si tenga conto che il pulviscolo terra, perduto nell’immensità, dal quale osserviamo, è travolto anche esso nella fantastica ridda. L’Adams paragonò il complesso dei moti stellari ai voli di un gruppo di sciami di api, che a caso hanno scelto una via comune di migrazione: gli sciami singoli volano a velocità diverse e le singole api secondo traiettorie incrociate al corso medio, cosicchè a tutta prima si ricaverebbe l’impressione del disordine e della confusione di gruppi e di individui, pure il principale percorso non risulta turbato.

Ma un’altra difficoltà, che appena adombro, si affaccia: se tutto ciò che in cielo si vede, e noi compresi, si muove, dove trovare i caposaldi di riferimento, che ci permettano, fra tanti moti relativi, di risalire al moto assoluto? Difficoltà formidabile, che ci condurrebbe, volendone trattare, in un campo troppo tecnico, quello della