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Cavallo e cavaliere 47


69. Il cavallo loda il cavaliere.

Il più bell’elogio del buon cavaliere è infatti la buona riuscita del cavallo. Quello, come lo spinge il suo nobile istinto, dimostra cogli occhi e coll’atteggiamento una specie di reverenza verso il proprio signore. L’ammirazione che desta colle superbe andature, e colla robusta salute non sono che di lode al cavaliere che seppe e sa ottenere questi risultati. Opus laudat artificem, dicevano i latini.

70. Il freno doma il cavallo, la disciplina la gioventù, ed anche:

La briglia regge il cavallo e la prudenza l’uomo.

Il morso ben adatto alla bocca del cavallo e il farlo agire a seconda degli effetti che si vogliono produrre, è una delle principali doti del cavaliere. La buona mano, la mano leggera, i cavallerizzi la dicono un dono di Dio. Che occorra la disciplina per tenere in freno la gioventù, ciò è forse mai apparso tanto necessario come ai giorni nostri. La prudenza vale a tener l’uomo lontano dai pericoli ed a reggere il suo cammino in questa valle di lagrime.

71. Il puledro non va all’ambio, se la cavalla trotta.

Se l’esempio della madre è buono, il puledro ne seguirà le orme e non si mostrerà degenere. Ambio od ambiatura, è un’andatura irregolare nella quale per lo più il cavallo muove contemporaneamente le due gambe laterali, per modo che le reazioni, sì al passo che al trotto, sono dolci. Nei tempi andati, in cui il cavallo era il principal mezzo di locomozione, l’ambiatura era