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Voci di paragone. 167

chiarare che il cavallo era indomabile, volle provarsi a montarlo. Avutane licenza dal re, si avvicinò a Bucefalo, tenendolo dolcemente con le redini, gli si aggirò dinanzi mirandolo e quasi per esserne mirato, poscia poco a poco lo rivolse con gli occhi al sole; accortosi che il primo bagliore gli aveva offesa la vista, spiccò un salto e gli si pose sul dorso e datogli delle calcagna nei fianchi lo lasciò ire disperatamente per la campagna; cosi riescì ad Alessandro di domarlo. Narrano poi gli storici come questo cavallo insellato e adorno delle insegne regali non acconsentisse che altri, fuor d’Alessandro, lo cavalcasse. Quinto Curzio, Aulo Gellio ed altri scrittori ci tramandarono le molte prodezze dì Bucefalo. Paolo Luigi Courier, antico ufficiale delle batterie a cavallo, nell'esercito francese, nella sua traduzione del libro di equitazione di Senofonte, annota che Bucefali o testa di bue, chiamavano gli antichi i cavalli che avevano molto spaziosa la fronte; nella Tessaglia esisteva una razza speciale di cavalli che portavano questo nome. Il cavallo di Marco Aurelio, nel Campidoglio, è un bucefalo.

34. È un caval da circo.

Un cavallo che o per il colore originale del mantello, o per qualche altra particolarità rara e molto spiccata, come ad esempio, un cavallo pezzato, od un cavallo che ha movenze singolari e tale da attirare l’attenzione del pubblico, dicesi che è un cavallo da circo equestre. Tale espressione si applica pure ad un cavallo ammaestrato all’alta scuola.

35. È un caval sfrenato.

In senso figurativo si dice di un libertino, di un uomo incorreggibile.