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I participi son collocati sotto i lor verbi, e alle volte son tratti fuori, come parola da per se, quando è paruto, che eglino, più del nome partìcipin, che del verbo. Simigliantemente Esser palese, Esser lontano, Esser presente e simili, son messi come locuzioni, sotto gli addiettivi di quelle.

Alcune voci, che in significato son le medesime, ma solamente diversificate per sincopa, o per semplice scambiamento d’una lettera sola: come opera, opra, e ovra: sopra e sovra: desiderio e disiderio: coltura, e cultura: si troveranno dichiarate alla più comune: come a opera, sopra, disiderio, ec. benchè, per lo più, sieno cavate fuori, secondo l’ordine dell’Abbiccì.

Ad alcune voci totalmente simili, ma differenti nella pronunzia, e nel significato, s’è detto, pronunziata con E largo, con O stretto, con S sottile, con Z aspro, ec. per mostrare, che, profferite diversamente, variano il significato: come nella voce Rocca e altri.

Il masculino, e femminino differente solo nella desinenza dell’A, o dell’O, si è collocato, per lo più, sotto la medesima voce, tratto fuori il masculino: come Discepolo, discepola, ec.

Tutti i verbi son tirati fuora con l’infinito all’attiva, con la terminazione in Re. L’attivo, e ’l passivo si sono messi mescolatamente: ma passando a neutro assoluto, o a neutro passivo, si è sempre fatto segno di cotal distinzione, come nella voce abbassare, crescere, ec. e in questo caso si sono usati i termini de’ gramatici latini, per agevolezza del leggitore.

Addiettivo, e sustantivo s’è detto, quando c’è paruto necessario, o per agevolezza, o per distinzione, o anche per fuggir l’equivoco, come alla voce cupo.

Tutti gl’Infiniti de’ nostri verbi, con l’articolo avanti, prendon forza di sustantivi, nondimeno non gli abbiamo tratti fuori, come voci distinte, ma lasciatigli star co’ loro verbi: eccetto quelli però, de’ quali abbiamo avuto esemplo, o che sono posti nel numero del più: come alla voce andare, abbracciare, baciare, dire, ec.

Perchè i termini, e stromenti delle professioni e dell’arti, non sono del comune uso, e solamente noti a’ lor professori, non ci siamo obbligati a cavargli tutti. Quegli, che ci è occorso raccorre, saranno dichiarati quanto pertiene alla voce; e il nome di strumento s’è detto solo al fattivo, come ago, fuso, e simili.

De’ nomi, e de’ verbi s’è le più volte dichiarato nel primo luogo il senso più proprio, e dipoi il traslato, o men proprio, per metafora, o per similitudine, ec. Come alla voce cavalcare. Ma quando è metaforico il concetto intero, e non la parola, abbiamo dichiarata la voce nel proprio significato: come alla voce laccio.

Le regole date una volta intorno a voci, o a locuzioni, servono per sempre nelle cose medesime, o simiglianti: come alla voce abbondo, a brano a brano, abbracciare sust. ec.

La lingua Greca si è messa alla voce, quando ell’opera, o per esser conforme alla nostra, o almeno per accrescer le dichiarazioni.

Le voci e locuzioni latine sono a tutte le parole, e modi di dire, fuorchè dove pareva, che non si potessero circoscriverere acconciamente, non s’avendo avute le voci proprie.

Dove son mancate le voci latine di scrittor della prima classe, abbiamo adoperate quelle d’autori più bassi, e queste saranno, per la maggior parte, accennate, o contrassegnate.

Quando alle voci dichiarate per uno, o per più sinonimi, manca la voce latina corrispondente, si troverrà a uno di tali sinonimi, dove ancora si dee cercare della dichiarazione della voce.



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