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«E forse contro nessuno,» concluse Cecilia tagliando coi denti il filo, e spianando colla mano il bracciale ben cucito sulla manica del fratello.

«Eh, sì, probabilmente contro nessuno,» fece eco Andrea, non senza un poco di rammarico nella voce. «Già, nessuno oserà mai invadere il nostro paese.»

«Andiamo in giardino!» disse Jeannette.

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Tale era l’anima del Belgio alla vigilia dello spaventevole suo fato.

Senza dubbio, in alti lochi — nella Place Royale e nel Palais de la Nation — vi era chi vegliava in preda a febbrile angoscia, paventando e prevedendo l’immane calamità; ma per tutto il resto del paese non vi era che una certa irrequietezza quasi baldanzosa, un senso d’aspettazione risoluta.

Nessuno dubitava che i sacrosanti diritti della nazione non verrebbero rispettati; ciò nonostante — si diceva — non era un male l’essere preparati a tutto. E il paese si mobilizzava e s’armava.

Ma non v’era in quella dolce sera d’estate alcun serio allarme nei cuori; nessuno — dall’ultimo angolo del Lussemburgo, fino al più remoto casolare delle Fiandre — mirando tramontare