Pagina:Vivanti - Vae Victis, Milano, Quintieri, 1917.djvu/37


vae victis! 25

c’è ragione di piangere. Si sa che non c’è alcun pericolo per il nostro paese. Ma tuttavia vedere i propri figli che se ne vanno così... cantando la Brabançonne.... come se andassero a morire» — la voce le si ruppe in singhiozzi.

«Certo, mia buona Maria,» fece eco Luisa, «non c’è ragione di piangere.»

E piansero tutte quante, amaramente e a lungo. Anche Frida, colla faccia nel fazzoletto, singhiozzava — un po’ per fare come gli altri e un po’ perchè un profondo Weltschmerz le commoveva il falso e sentimentale cuore tedesco.

Dietro suggerimento di Mirella si misero finalmente a tavola, e prendendo il caffè si sentirono un po’ meglio. Visto che quasi tutti gli uomini di Bomal erano partiti o dovevano partire, fu un conforto per tutti il pensiero che Fritz Hollaender, il domestico confidenziale del dottore, essendo olandese, poteva rimanere. Certo Fritz non era una persona molto amabile; era anzi quasi sempre imbronciato e taciturno; ma, come fece osservare Luisa, appunto per questo si sentiva che era una persona di cui ci si poteva fidare.

«Io» — disse la saggia Luisa, che aveva ventott’anni ed era una fervida ammiratrice di Georges Ohnet — «io mi fido sempre delle per-