![]() |
Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. | ![]() |
324 | annie vivanti |
Con un grido di creatura ferita egli levò al cielo i pugni serrati; il sangue gli scorreva sui polsi dalle palme lacerate, e le lagrime — le lagrime roventi che corrodono l’anima d’un uomo — gli scorrevano sul volto scarno e straziato.
Eccola lì, la creatura rovinata e infranta! Eccola lì, prona davanti a lui; simbolo della sua patria — della sua patria rovinata e devastata.
Perdute, perdute entrambe!... Spezzate, contaminate, impure.
Ah, invano egli verserebbe per loro tutto il suo sangue e tutte le sue lagrime. Nulla, nulla più varrebbe a salvarle, nulla più varrebbe a rialzarle nella loro primiera gloria e purità!
Perduta l’anima della donna, straziata l’anima della patria!...
Iddio! dov’è la Tua giustizia? — Dov’è la Tua pietà?
Scese su loro il grigio crepuscolo e velò d’ombra il viso della donna che doveva terminare la tragica confessione.
L’uomo non parlò più. Accasciato su di una seggiola, colla fronte nelle mani, gli pareva di essere morto — morto in un universo morto.