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232 annie vivanti


XVI.


La mattina seguente Chérie si svegliò presto. Non le riuscì di capire che cosa l’avesse strappata d’improvviso al sonno. Certo ella si trovò desta a un tratto cogli occhi sbarrati, con ogni nervo teso e vibrante in una specie d’aspettazione intensa. Che cosa aspettava? Ella stessa non l’avrebbe saputo dire. Era accaduto qualche cosa che l’aveva svegliata, ed alla ora stava aspettando che questa cosa si rivelasse, si ripetesse; aspettava di riudire o di riprovare ciò che l’aveva così di soprassalto destata. Ma la misteriosa causa del suo improvviso risveglio, fosse suono o sensazione, non si ripetè.

Chérie si alzò rapida, infilò i piedini nelle babbuccie e andò alla finestra; appoggiò i gomiti nudi sul davanzale e guardò nel giardino. Il suo sguardo azzurro vagò sul prato luccicante di pioggia, sugli alberi spogli che si disegnavano neri e nitidi contro il cielo mattinale. Era un’al-