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vae victis! 141


«Mirella,» chiamò piano. Gli occhi azzurri parvero fluttuare, si volsero per un attimo verso Eva, ma subito lo sguardo si smarrì di nuovo, vacuo e vago, nel vuoto.

«Ma che cosa le è accaduto?» chiese Eva colla gola serrata in un singhiozzo. «Che cosa l’ha ridotta così?»

«Lo spavento,» rispose breve la giovanetta, mordendosi le labbra.

E non disse altro.

«Spavento di che?» insistè Eva colla inconscia crudeltà della giovinezza e del desiderio di consolare.

«Sono venuti... i nemici... in casa nostra,» balbettò quella che si chiamava Chérie. «Le hanno fatto paura....» E di nuovo le sue labbra tremanti si serrarono mentre una vampata di rossore le inondava il volto. Poi il colore svanì, lasciandola d’un pallore cereo con un’ombra bistrata intorno agli occhi.

«Furono crudeli con lei? Le fecero del male?» chiese palpitante Eva; e volgendo gli occhi su quella misteriosa figuretta immobile, l’animo suo, colpito, realizzò per la prima volta il significato della parola guerra.

«No, no! non le fecero male. A lei non fecero niente. Ma ebbe tanto spavento —» cir-