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Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/416

404 annie vivanti


Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe ora! come studierebbe!... Quanti nuovi canti, quante sublimi sinfonie ella creerebbe! Tante cose ella aveva a dire che nessuno ancora aveva detto!...

Ora scriverebbe anche un’Opera — una grande Opera in cui darebbe al mondo una nuova musica, una musica pura, splendida, rigenerata.

Già l’Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la mente di tenui melodie come mistici nastri diafani... già le battute si allineavano ferme e splendide nel suo pensiero... e gli accordi scrosciavano come fanfare trionfali.

Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva.

Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso innanzi ai suoi giovani passi: ella ascenderebbe la bianca via dell’Immortalità, sorretta da un immutabile amore; il Genio le cingerebbe la fronte d’un serto d’astri fiammeggianti — e la musica, la divina Musica che le cantava come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d’armonia il mondo...


La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: «Ho fame».

FINE.