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Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/38

26 annie vivanti


E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi sogni.

V.

Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto Giacomo Tirindelli — lo zio Giacomo di Valeria — mise sbuffando e brontolando le brevi gambe fuori del letto, e andò nella camera di suo figlio Antonio per vedere se c’era.

Non c’era. Già, suo padre se l’aspettava! Ma non per ciò fu meno indignato al cospetto della stanza vuota e del letto intatto.

Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed aprì le imposte. Milano dormiva. Deserta e silenziosa la via Principe Amedeo si stendeva davanti a lui; ogni alterno fanale spento indicava che la mezzanotte era passata. Un melanconico gatto traversò la via, rendendola più vuota con la sua presenza.

Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare in su e in giù nella stanza del figlio assente. Sulle pareti, sui tavoli, sul caminetto, sugli scaffali, stavano delle fotografie: Nunziata Villari, nella parte di «Teodora» in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella «Cleopatra», vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella «Margherita Gauthier», in camicia da notte — o così parve ai torvi sguardi dello zio Giacomo. — La Villari da «Norah», la Villari da «Saffo», la Villari da «Francesca»... Più in là, in disparte, un ritrattino da ragazzetta guardava da una vecchia cornice, e sotto alla figuretta rigida, stava una dedica sbiadita: «Al caro Antonio, la sua cugina Valeria».