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366 annie vivanti


Quando l’impresario potè riaversi dallo stupore di questo inatteso attacco, prese per il colletto Bemolle, lo alzò, e vivamente lo fece sedere per terra. Quindi prese cappello e bastone, e se ne andò.

— ... È partito? — chiese Bemolle rizzandosi a sedere, con le guancie che parevano di carta e un occhio arrossato.

— Sì, è partito! — disse Nancy. — Oh, povero Bemolle! Vi ha fatto male?

Bemolle non si alzò. Rimase seduto per terra, scotendo la testa e mormorando con voce rauca:

— Voleva svegliare Anne-Marie!... Ma pensate! Voleva svegliare Anne-Marie!...


Dovettero pagare cinque mila franchi per annullare il contratto; e altri duemila franchi per le spese legali. Ma trovarono che era pagar ben poco la grande gioia di liberarsi dell’impresario.

Fecero delle scampagnate, e si divertirono molto, aspettando che Fräulein guarisse e li potesse raggiungere. E quando ciò avvenne andarono tutti e quattro, felici e contenti, a Roma, dove avevano ancora quindici giorni di tempo prima che cominciassero i concerti al teatro Costanzi.

E a Roma vennero a trovarli anche tutti i loro cari da Milano: la zia Carlotta, curva e striminzita, e lo zio Giacomo tremante e tardo; e Adele, e Nino, e Carlo, e Clarissa, commossi e felici e affettuosi. Molte tenere lagrime furono versate ricordando Valeria, cui non era stato concesso gioire della fama di Anne-Marie, la sua meravigliosa nipotina.

— Ma vide la gloria tua, Nancy, — disse Nino.

Rivissero, nei ricordi, la visita di Nancy giovinetta alla Regina Madre; come vi andasse tremante col suo