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i divoratori 313


Siccome ella non rispondeva, egli chiese:

— Non vi piace? Non volete?

Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la strinse alle labbra e al cuore.

Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi celesti erano duri e freddi più del solito.

— Miss Brown, — diss’egli, — Miss Brown stolta e temeraria. Voi vi siete auto-suggestionata colle vostre proprie parole nelle vostre proprie lettere a credervi innamorata di uno Sconosciuto. E poi siete venuta qui, per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero?

Nancy ricominciò a piangere.

— Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi. Io sono un uomo semplice ed amo le cose chiare. Voi siete venuta da me per denari. Questa è dunque una transazione finanziaria; non è un poema medioevale.

E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare:

— Taci, Miss Brown, — disse lui. — Taci che sarà meglio.

Ed ella tacque.

XVII.

La casetta di Fräulein a Staten Island nel crepuscolo, coi lumi accesi e con una piccola cuffia di neve sul tetto, pareva una cartolina d’auguri Natalizi; e Nancy vedendola da lontano affrettò i trepidi passi. Era arrivata a New York un’ora fa, e aveva lasciato tutte le sue cose al porto, per correre al Gartenhaus senza perdere un istante. Le dita rosee di Anne-Marie le serravano il cuore. Bisognava vederla subito! subito!