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i divoratori 285

notte degli astrusi calcoli di divisione e sottrazione in un suo taccuino; all’indomani mattina si recò a New York a trovare Nancy in Lexington Avenue.

— Io ti posso dare ottanta dollari, — disse. — Ti basteranno per fare il viaggio in Europa e andare a vedere i tuoi editori?

Sì, sì; Nancy era persuasa che basterebbero. E Fräulein era un angelo! E grazie, oh, grazie!

— Naturalmente, — disse Fräulein di cui il senso pratico era velato da un nebuloso romanticismo, — questa gente sarà felice di darti qualche migliaio di lire anticipate, anche se il manoscritto non è pronto.

— Spero, — disse Nancy con gli occhi bassi.

— E bada di avere un contratto in regola. Farai bene a fartelo fare dal console o da un magistrato, — disse Fräulein, di cui le idee erano vaghe.

E Nancy promise che così farebbe.

Dunque Fräulein s’avviò frettolosa alla Banca tedesca-americana e ritirò gli ottanta dollari; e qualche cosa di più, perchè Anne-Marie sarebbe venuta a stare con lei, e per Anne-Marie ci volevano delle cose un po’ buone da mangiare: delle minestre col brodo ristretto e dei piatti dolci... Il pensiero dei piatti dolci che darebbe ad Anne-Marie le fece cercare in fretta il fazzoletto, perchè sentiva di dover piangere.

— Un giorno sarà riso al latte con prugne cotte; e un giorno sarà charlotte di mele; e un giorno sarà semolina... o anche tapioca... — e Fräulein Müller si asciugò gli occhi, e s’affrettò coi suoi ottanta dollari per Nancy.

Ma ecco che accadde l’inaspettato. Nancy non volle partire. Ogni giorno trovava una scusa nuova per non aver fatto i suoi bagagli, e per non essere andata a fissare la sua cabina. Fräulein s’impazientiva.

— Ma vediamo; cosa ci vuole a mettere nel baule