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le più antiche notizie 17

satos servet sacro dona ferentes | Lux maii principium prima finem ultima, dedit | Operi milleno anno quater centesimo L’ | Sex decem atq’ septem iungas et cuncti disc(erne?)1.

Alcuni storici fra i quali il Ballarini ed il Barelli2 leggono in quest’iscrizione la data 1160 anzichè quella del 1169, cosicchè l’isola sarebbe stata distrutta due anni prima di Milano. Ma quest’interpretazione non regge perchè esistono documenti, datati dall’isola degli anni che vanno dal 1160 al 1169.

Don Santo Monti confuta esaurientemente l’asserzione del Barelli e dimostra in modo molto evidente come nell’iscrizione sopra riportata debbasi leggere la data del 11693.

Come si è detto i Comaschi distrussero le case, le fortificazioni e le chiese. Un decreto in data del 1175 di Federico Barbarossa vieta la ricostruzione delle fortezze, e questo divieto è mantenuto nel documento di donazione dell’anno 1296 col quale l’isola comacina viene venduta dall’imperatore Adolfo a Leone, vescovo di Como, e nella conferma di tale donazione fatta da Enrico VII nel 1311 a Leone Lambertenghi4.

Per punire i Comaschi della distruzione delle chiese, il Pontefice lanciò contro di loro l’interdetto, che durò 14 anni, cioè sino al 1183 anno in cui, ottenuto il perdono, il patriarca di Aquileia, di passaggio per Como, restituì i Comaschi alla Comunione dei fedeli, ed ordinò di edificare nella città di Como due chiese eguali alle due di S. Eufemia e de’ Santi Faustino e Giovita distrutte. La canonica di S. Eufemia venne effettivamente trasportata in terraferma, nel paese che prese poi il nome di Isola, e là rimase sino a che fu abolita da Giuseppe II il 18 agosto 1798.

Il convento femminile dei SS. Faustino e Giovita si trasferì anch’esso in terra ferma, nel paese di Campo: là occupoFonte/commento: 524 la chiesa di S. Giovanni, e là rimase fino alla soppressione del 1798.

Gli storici antichi dicono che nell’isola vi fossero nove e più chiese; noi, non conosciamo che quella di S. Eufemia, collegiata, con un capitolo di 12 canonici, istituiti dal vescovo Litigerio; quelle dei SS. Faustino e Giovita, di S. Maria, di S. Pietro e di S. Giovanni, le quali sono ricordate in documenti dell’epoca.

Osserva il Monneret, che probabiimente il Tatti, che conta dodici chiese, avrà voluto riferirsi a tutte le chiese della pieve, comprese quelle di terra ferma. Di tutte queste chiese dell’isola rimangono pochi avanzi, di tre di esse parla Santo Monti nelle sue note al Ninguarda, ed il Mon-

  1. Monneret, op. citata, pag. 156. L’iscrizione è dell’anno 1367.
  2. Barelli, Rivista Archeologica Comense. Fasc. 1892.
  3. Monti Santo, Atti della visita pastorale diocesana di S. Feliciano Ninguarda, Como. Tip. Ostinelli. Vol. III della Raccolta Storica della Soc. Storica Comense.
  4. Monneret de Villard Ugo, op. cit, pag. 57.

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