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CXXIV

PER LE NOZZE GOLINI - BURATTI

A Petronio Buratti.

Signor, nel ricco gabinetto in cui
fra pellucidi vetri in bianchi fogli
le chiare del bulino opre raccogli,
che gli emuli stranier mandano a nui ;

pinti da illustre man veggonsi i dui,
eh’ Anna ti suscitò, vaghi germogli,
e se gentil persona ivi entro accogli,
glieli accenni col dir: — Padre io ne fui. —

Un d’essi è la Beltá, ch’oggi su Torme
invii d’egregio sposo, a te vicina
serbando sol T immagine conforme.

Tale ne la domestica officina
serba Canova le abbozzate forme,
e i perfetti lavori altrui destina.

cxxv

A DON FRANCESCO A DO B ATI DI BERGAMO

che predicò in Bassano la quaresima del 1825.

Dopo molto esser vjsso io non credeva
udirti piú né piú baciarti in fronte (»);
pure il guardo è seren, le forze pronte,
né de’ lustri il fardello ancor m’aggreva.

Ancora una sottile aura mi leva
da l’umil cameretta al sacro monte,
ov’io deludo le paure e Tonte
de la querula sempre etá longeva.

Forse l’astro natio mi serba al grande
centesim’anno, e a triplicare il sorso
del mele eletto che il tuo labbro spande.

Oh! volgi, oh! volgi a questo suolo il corso,
e tante per mia mano avrai ghirlande
quant’io, nestorea tempra, anni sul dorso.

(1) L’illustre giovane aveva qui date chiarissime prove del suo valore in altra
occasione.

I. Vittorelli, Poesie.

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