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8

Eppur che giova, o pazzi, una tal boria?
che giovan que’ capegli erti e distesi?
Viva serbomi ancor ne la memoria
quella che un giorno a raccontare intesi
di certi crini dolorosa istoria,
che ad una quercia si restaro appesi ;
e riflettendo a l’inaudito esempio,
del cimiero fec’ io taglione e scempio.

9

Anch’io seguendo l’uso universale
in questo secol pessimo introdotto,
a coltivare un obelisco tale
arcipazzescamente erami indotto,
ma lo timor d’un somigliante male
femmi piú scaltro del pievano Arlotto:
contro il cimiero subito proruppi
e fin lo specchio insidioso io ruppi.

10

Guardate, questo pover mozzicone
di quel quondam tupé sol mi rimane,
che dice in suo linguaggio a le persone:
— Qui Babilonia fu, quivi fu Tane. —
Ed io ringrazio il caso d’Assalone,
che spirò tal coraggio a le mie mane,
onde rotar sul lubrico cimiero
il rasoio implacabile e severo.

11

Quali recar non può strani successi
costumanza si ladra ed assassina?

Giá prendono congedo arrosti e lessi,
e il porro e la cipolla entra in cucina.
Ridon gli stolti e aft’rettan da se stessi
l’ultimo eccidio e l’ultima rovina;
su la qual poscia non varravvi, o sciocchi,
e lagrimare e piangere a cald’occhi.