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ANACREONTICHE - CANZONETTE - ODI

Seco fia dolce avvolgerti
ove l’orror piú fosco
imbruna il matematico
siracusano tòsco.

Né suol l’affetto spargere
di sconoscenza amara.

Dinne qual premio, o Boscovich,
Urania a te prepara.

D’un nuvoletto argenteo
l’amica dea s’avvolse,
a lui comparve e il roseo
labbro al parlar disciolse.

— Tu de la sorte indocile
non temerai le offese:
cura di te sollecita
il mio poter si prese.

Poiché ne l’urna gelida
composto avrai la salma,
e al fortunato Elisio
n’andrá contenta l’alma,

quella che al fianco pendeti
armoniosa cetra
collocherò tra i fulgidi
globi di lucid’ctra.

Al paragone insolito
scintillerá men bella
e lieta men la tremola
del di foriera stella.

Felice quei che al volgere
del tuo benefic’astro
nascer potrá! Rispettilo
ogni fatai disastro.

E su le rive italiche
tanto favor discenda
che al raggio tuo benefico
il voto alfin si appenda. —
Sparve la dea. Sonarono
voci di plauso intanto.

Maggior di se medesimo
anch’ei destossi al canto.