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edizioni lxxix

nienza del Ms. di cui egli si servì. Fu concessa licenza di stampa l’ultimo di dicembre 1575 da «Fra Francesco da Pisa Min. Conu. Inquisitor generale dello stato di Fiorenza», e le modificazioni che egli volle introdotte nel testo, pur nella loro piccolezza, sono una testimonianza notevole dello spirito dei tempi da non sfigurare accanto alla più celebre rassettatura del Decameron. Che si temesse, in quel tempo di feroce reazione contro la Riforma, lo spirito libero e la satira delle novelle del Boccaccio, s’intende; ma che si trovasse nella Vita Nuova cose che potessero offendere il sentimento religioso, sarà, credo, maraviglia per molti. Eppure è così; e ogni accenno alla divinità, ogni parola di uso sacro, ogni citazione scritturale, dovè esser cambiata o tolta. Fu sostituito con puntolini l’osanna in excelsis di XXIII 7; venne omesso in XXIV 4 l’inciso però che lo suo nome Giovanna è da quello Giovanni, lo quale precedette la verace luce, dicendo: Ego vox clamantis in deserto: parate viam Domini; fu tralasciata in XXVIII 1 la citazione Quomodo sedet ecc., e per conseguenza anche le parole pigliando quello cominciamento .... che appresso vene in XXX 1, sebbene poi siano conservate in XXX 2 queste altre: le parole, che seguitano a quelle allegate. La voce gloriosa fu cambiata ora (II 1) in graziosa, ora (XXXII 1) in leggiadra, ora (XXXIII 1) in vaga, ora (XXXIX 1) in unica; e così beatitudine ora (III 1, V 1, IX 2, XVIII 4, 6, 8) in felicità, ora (X 2, XI 4) in quiete, ora (XI 3) in chiarezza, ora (XII 1) in allegrezza, ora (XVIII 4, 2a volta) in fermezza! Invece di salute par più prudente leggere quiete (III 4), oppure dolcezza (XI 1), oppure donna (XI 3); contento invece di beato (XXIII 10): eresia sarebbe dire che Beatrice è uno de li bellissimi angeli del cielo (XXVI 2), si dirà che è simile a vno de bellissimi angeli del cielo; invece di nobilissima e beata anima (XXIII 8) si dirà semplicemente nobilissima anima, e Beatrice (XXVIII 1) invece di Beatrice beata; in luogo di dominus (III 3) si porrà donnus; e così via.

Nonostante queste infedeltà derivate da irragionevole scrupolo religioso, ed altre alterazioni che in parte possono essere casuali e in parte sono certamente arbitrarie, sono riuscito a riconoscere il Ms. che ha servito alla prosa della Vita Nuova: dico alla prosa, perchè le poesie, essendo già a stampa per opera dei Giunti, non furono ricopiate da nessun Ms., ma vennero riprodotte dalla edizione del 1527, con qualche ritocco. Il fondamento dell’edizione del Sermartelli per la parte prosastica fu, dunque, il Ms. Laur. XL, 42, che ha pure le quindici canzoni solite a trovarsi nei codici derivati dalla copia del Boccaccio, colle rubriche volgari: canzoni e rubriche riprodotte nell’edizione di seguito alla Vita Nuova. La lezione Sermartelli corrisponde in generale così precisa a quella del codice Laurenziano, che basterebbe tale somiglianza a convincere della dipendenza dell’una