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civ introduzione

vergognandomi, di segnare la variante vergognoso, che dà lo stesso senso; e chi collazionò f deve essersi limitato a togliere sulla stampa mi, lasciandovi indisturbato vergognando invece di vergognoso. Poteva il Rajna immaginarsi tanta trascuratezza? Accetta in XIX 1 non si conveniva, se non che io parlassi, non sapendo della vera lezione data da Magl. e da Pes. non si convenia che io facesse, se io non parlasse. Per omettere nel mio cuore in XXIV 10 e per accogliere la lezione il vedesse in XXXI 15 crede di poter contare su b, e questo invece non ha l’omissione e legge, come tutti gli altri, m’audisse. Avrebbe in XL 1 accolto andava, se avesse saputo che oltre f, Serm., Pes. leggono va anche a b c d e? Anche quando sceglie la buona lezione, lo fa spesso sopra una supposta concordanza di testi che in realtà non esiste. In XIII 2, ad esempio: dove rie cose non è lezione soltanto di a d Tor. e Ven., ma anche di c e f Serm. Bisc., pei quali il Rajna, non avendo trovata segnata la variante rie, avrà supposto la lezione del testo di riscontro, cioè vili. Così in XXXVIII 1, dove, ricordando per la lezione ricoverai dunque soltanto f, mostra di aver creduto che a b c d e leggano recommi, mentre a c d e leggono come f, e b ricontai. Nascono dei casi strani: che s’accetti, ad es., una lezione secondaria e nello stesso tempo si dia alla vera una più larga base del giusto. Così avviene appunto in XXXV 4: invece di «...in questa ragione. E però che per questa ragione è assai manifesto, sì nollo dividerò. Lo sonetto comincia: Videro li occhi miei», i cinque codici con le divisioni nei margini, o sprovvisti di divisioni, e le edizioni Serm. Bisc. Mil. leggono «...in questa ragione. E cominciai: Videro ecc.», e poi in margine «Videro ecc. Questo sonetto è chiaro, però non si divide». Il Rajna accetta questa lezione, che è certamente secondaria, e insieme attribuisce all’altra, o almeno a una lezione che le si avvicma, un più largo fondamento che in realtà non abbia: «I codd. salvo f, e le edd. salvo la Pes. e il T., continuano ancora nel testo dopo ragione: e però che questa ragione è assai manifesta nol dividerò». Ciò, al solito, perchè chi fece il riscontro dei Mss. e delle stampe non segnò esattamente le differenze, e in questo caso l’omissione, di a c d e Serm. Bisc. Mil.; e il Rajna, naturalmente, suppose che leggessero come il testo di riscontro. E ciononostante riuscì il Rajna, giovandosi della sicura conoscenza dell’italiano antico ed applicando giusti principii di critica, a restituire o ad assicurare al testo, oltre a forme e costruzioni legittime come dichi, pensero, resurressiti, lo ne ecc., le seguenti genuine lezioni: II 5 agli spiriti del viso, XII 3 e pensando molto, quanto alla vista sua, mi riguardava; XII 3 simulacro, XVII 1 credendomi, XIX 15 intento trattato, XX 7 prodotti in essere, XXI 1 volontà di voler dire, non solamente si sveglia, 2 fugge, 3 laudato, XXII 9 bagnar nel viso