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in gran parte stampate, aumentano il lustro della regia Torinese Università.

Seppe il nostro Concittadino alla coltura delle leggi accoppiare quella della poesia, ed in vece di passare le ore di ozio in divertimenti soventi per la gioventù rovinosi, esso stava leggendo i classici poeti, e diede un saggio di sua fantasia sino dall’anno 1759, in cui pubblicò l’Arianna, idilio che incontrò il gusto dei migliori poeti, ed in cui all’armonia del verso vanno accoppiati sentimenti del più maturo filosofo; sia a noi permesso di darne una prova colle seguenti quartine, in cui Arianna abbandonata, così canta:


Verginelle, a cui nel seno
Bella avvampa amica face,
Siate caute, e a chi vi piace
Non aprite ognora il cor.

Non credete a un ciglio ameno,
Che sovente inganna astuto,
E v’espone d’un rifiuto
Al disprezzo, ed al rossor.