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dunque vicarii, e faceva rientrare fuorusciti guelfi in città ghibelline, ghibellini in città guelfe, quasi per ogni dove. Venne a Chieri, ad Asti, a Casale, a Vercelli, a Novara e a Milano. Dove, non ostante alcune nascoste o piccole opposizioni de’ Torriani capi di parte guelfa, prese poi la corona ferrea il dì dell’Epifania del 1311. Ricèvettevi giuramenti da quasi tutte le città, tranne Genova, Firenze e Venezia; e mandò vicarii e fuorusciti ghibellini in Como e Mantova, guelfi in Brescia e Piacenza; e così in tutte da Bologna in su, tranne Verona, dove i Ghibellini (probabilmente mossi dagli Scaligeri) non vollero i San Bonifazio, antichi capi guelfi1. E così credendo pacificata Lombardia, e volendo tenerla durante suo viaggio a Roma, il re prendere statichi guelfi e ghibellini, venticinque d’ogni parte nominati dalla parte contraria, e far un vicario generale di Lombardia, che fu il conte di Savoja. Ma nacquero dispute dispute da quelle elezioni, e difficoltà per levare le paghe del vicario generale; e vennero in sospetto a un tempo i Visconti capi

  1. Ep.Butr., 887-895.