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abbiate in riverenza. Voi che bevete nelle sue fonti, e per li suoi mari navigate, e che calcate le reni dell’isole e le sommità delle alpi le quali sono sue, e che ciascune cose pubbliche godete, e che le cose private non altrimenti che con legame della sua legge possedete, non vogliate siccome ignari ingannare voi stessi.... Non riluce in maravigliosi effecti, Iddio avere predestinato il romano principe? E non confessa la chiesa con le parole di Cristo, essere poscia confermato in veritade?".

".... Costui è colui al quale Pietro, di Dio vicario, onorare ci ammonisce; il quale Clemente, ora successore di Pietro, per luce d’apostolica benedizione allumina, acciocchè ove ’l raggio spirituale non basta, quivi lo splendore del minor lume allumini"1. E così finisce, non senz’arte servendosi del consenso almeno apparente del Papa alla discesa, per unire in favore di essa gli animi guelfi insieme coi ghibellini. Certo, poi, avranno i leggitori osservato lo stile barbaro degli stessi squarci recati, più barbaro e intralciato ne’ lasciati. Nè è diverso lo stile

  1. Witte, Lett.di Dante, Ep.V, pag.17.