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libertà giusta, moderata, unita e perciò durevole, degli Svizzeri. Avvenne il gran fatto nel 1307, mentre Dante pennelleggiava gli eventi grandi di tutta Europa; nè egli tuttavia degnò d’uno sguardo quegli eroi alpigiani, tanto poscia venerati, ma allora oscuri, poveri e nascosti agli occhi de’ superbi, antichi e corrotti cittadini italiani. Certo, se fossero stati conosciuti que’ repubblicani montagnesi da Dante o da alcun altro de’ nostri maggiori, avrebber potuto esserne invidiati, se non altro, per la moderazione: la quale fu poi principalmente serbata, quando, addì 1 maggio 1308, fu Alberto ucciso a tradimento per privata vendetta da Giovanni suo cugino, e fu il traditore ributtato di soglia in soglia da que’ nemici mortali ma generosi dell’ucciso. E fu serbata la medesima moderazione dall’immortal cantore di questi fatti, Federigo Schiller. Troppo altrimenti, e quasi rallegrandosene, li rammenta Dante. Aveva Dante tal cuore in petto, da apprezzare quanto chicchessia qualunque generosità. Ma l’appassionato animo ghibellino non seppe perdonar mai ai due primi Austriaci quell’abbandono d’Italia, di che noi li lodiamo da lungi, ma a cui