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quella capitale i viaggi de’ mercanti italiani; dei quali pur resta memoria nel nome d’una delle vie più mercantili di essa, detta via dei Lombardi. E così Dante vi potè ritrovar molti compatriotti; ma che la vita di lui vi fosse molto diversa, e probabilmente disgiunta e solitaria, ei si può argomentare dallo scopo tanto diverso di suo viaggio; ed ancora per una particolarità aggiunta da un abbreviatore della vita del Boccaccio, che quegli studi di Dante in Parigi "furono non senza gran disagio delle cose opportune alla vita"1. Finalmente, una non dubbia reminiscenza di tutto ciò veggono tutti in quel luogo del Paradiso, dove San Tommaso, il maggior lume già esso medesimo della scuola di Parigi, additando a Dante i sommi dottori di quella scienza, gli dice:

Questi onde a me ritorna il tuo riguardo.
E' il lume d'uno spirto, ch'in pensieri
Gravi, a morire gli parve esser tardo.
Essa è la luce eterna di Sigieri,
Che leggendo nel viso gli strami,
Silloggizzò invidïosi veri.

  1. Jacopo Filippo da Bergamo, Cron.L.XIII (cit.da Arrivab. p.161) che prolunga il soggiorno di Parigi fino al 1313; che vedremo impossibile. Domenico di messer Bandino d’Arezzo citato dal Pelli, p.132.