Pagina:Vicramorvasi.djvu/68

ATTO V. 67 Ciambellano. Manàvaco. Pururàvasa. Ciambellano (rientrando) Pururàvasa. Reciàco. Pururàvasa. CiamBELL. (osservando). Pururàvasa. Ciambellano. Pururàvasa. Ciambellano. Chc dal notturno nido ove s’asconde Li, dell’albero in cima. Quell’uccello ribaldo a me sia tratto. Quel che vuoi sari fatto. Affidati ; chi, ovunque Voli il tristo di gemme rapitore, No, non potria scampar dal tuo furore. No, della gemma dall’augel ritolta La vaghezza io non pregio ed il valore: Io bramo quel rubin chc un’altra volta M’ha stretto insieme al mio soave amorei Evviva, evviva il sire I « Compito il rio delitto L’augel di morte degno, In mezzo al ciel trafitto Dai colpi del tuo sdegno, Qui cadde, a noi dappresso; E dal suo rostro aperto Caduta è al tempo stesso La gemma del tuo serto. 11 Ed or che l’ho forbita A chi vuoi darla? All’altro gemme unita Va, serbala, Reciico. A’ tuoi comandi, o sire, (via) Senti, Talavio, mi sapresti dire Di chi sia quella freccia? V’è certo un nome impresso, Ma di sccrnerlo, inver, non m’è concesso. Orsù, recami il dardo, Vogl’io quel nome indovinar Chc dunque Tu vi scorgi, o signor? M’odi, Talavio; Ho Ietto il nome dell’arcier T'ascolto. Pururàvasa (leggendo). « Questo che ratto a struggere Ogn’inimico vale, Questo è l’acuto strale D’Ajùso giovinetto, D’Urvisi e Pururdvasa Figlio, ed arcier perfetto ». Manàvaco. Ben m’allegro con te d’un tal figliuolo !