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IV. di questa edizione lxxiii

sommari, tra parentesi quadre, subito dopo i titoli dei singoli capitoli.

Pel medesimo motivo, oggetto del nostro comento non potevano essere le linee generali della storiografia vichiana: lavoro anch’esso ricostruttivo e compiuto in modo maraviglioso dal Croce. Il nostro compito insomma doveva limitarsi a una illustrazione, quanto più si poteva completa, di particolari filologici, intendendo l’aggettivo nell’accezione latissima che gli dava il Vico. Occorreva cioè:

a) Controllare tutte le citazioni fatte dal Vico, additando pei libri medievali e moderni (oggi quasi tutti dimenticati) i titoli in extenso, e non già limitandoci a indicare il luogo preciso a cui egli voleva rimandare, ma informando anche il lettore, mercè il riferimento (integrale o per riassunto) dei singoli passi, delle inesattezze, e talvolta gravi errori, da lui commesse.

b) Aggiungere, col medesimo sistema avanti detto, anche le citazioni non fatte dal Vico, o fatte in modo vago («eruditi dicono», «ci è giunta tradizione», e simili); ossia indicare, fin quanto era possibile, le fonti di cui egli si serviva e il modo, quasi sempre assai singolare, in cui egli le adoperava.

c) Chiarire le numerose allusioni storiche e rettificare la non piccola quantità di errori di fatto commessi dal Vico, tentando di indagarne le cause, e a ogni modo distinguendo tra errori suoi personali (che sono la maggior parte) e quelli dovuti, più che a lui, alla cultura del suo tempo. Naturalmente anche in codesta materia ci siamo limitati a semplici errori di particolari; quindi non abbiamo apposta nessuna nota per rettificare, a mo’ d’esempio, la concezione vichiana della storia ebraica dal Diluvio in poi, o altri argomenti dello stesso genere. E di regola ci siamo ben guardati dal correggere una per