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III. ristampe della seconda «scienza nuova» lix

zione per la prima volta integrata ed illustrata con aggiunte e note tratte da altri scritti dell’autore». Ma quando poi dalla prefazione si passi al libro, si scorge con assai sorpresa che il Predari non fece altro che riprodurre una parte delle varianti della SN2 già date dal Ferrari (che non si tratti di nuova collazione, risulta dal fatto che nemmeno lui tenne conto di CMA1 e CMA2 limitandosi ad aggiungere (assai breve e facile fatica), ai luoghi in cui il Vico li cita esplicitamente, soltanto quei tre capitoli della SN1 a cui s’è innanzi accennato e pei quali il filosofo napoletano diceva di non essersi pentito di avere scritta quell’opera. — Inoltre, nella stessa prefazione il Predari si vanta d’avere scoperto che il Vico solesse attingere le sue citazioni, quasi tutte sbagliate, al Lessico dell’Hoffmann; e mette sempre innanzi l’enorme fatica da lui durata (mostrando così di non conoscere l’opera del Weber, ignota d’altronde anche al Ferrari) a rettificarle sui testi. «Ciò anzi — egli esclama, aggiungendo alla bugia uno sproposito — costituisce la parte più vitale della critica delle teorie vichiane», e «tutti saranno indarno gli sforzi di questa a comporre un giudizio integrale e sicuro della Scienza nuova, senza avere innanzi operato questo minuzioso esame»1. — Ora, non solamente l’edizione del Predari non reca nemmeno una nota, ma tutta la faccenda dell’Hoffmann, da lui messa in giro, risulta completamente infondata. La causa degli errori eruditi del Vico è ben altra, come vedremo in appresso; e il Lessico dell’Hoffmann, lungi dall’essere quella silloge di false citazioni che vorrebbe far credere il Predari, è tra i migliori del tempo. Noi almeno, sempre che vi siamo ricorsi con la speranza di trovare la chiave di qualche errore vichiano, abbiamo provata una delusione.



  1. Prefaz., pp. xlvi-vii.