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218 LIBKO SECONDO SEZIONE PRIMA — CAPITOLO PRIMO

Quindi tanti Giovi che fanno maraviglia a’ filologi, perchè ógni nazione gentile n’ebbe uno (de’ quali tutti, gli Egizi, come si è sopra detto nelle Degnità i, per la loro boria dicevano il loro Giove Ammone essere lo più antico), sono tante istorie fisiche conservateci dalle favole, che dimostravano essere stato universale il Diluvio, come il promettemmo nelle Degnità 2.

Cosi, per ciò che si è detto nelle Degnità ^ d’intorno a’ principii de’ caratteri poetici, Giove nacque in poesia naturalmente carattere divino, ovvero un universale fantastico, a cui riducevano tutte le cose degli auspicii tutte le antiche nazioni gentili, che tutte perciò dovetter essere per natura poetiche; che incominciarono la Sapienza poetica da questa poetica metafisica di contemplare Dio per l’attributo delia sua Provvedenza; e se ne dissero «poeti teologi», ovvero sappienti che s’intendevano del parlar degli dèi conceputo con gli auspicii di Giove, e ne furono detti propiamente «divini», in senso d’«indovinatori», da «divinari», che propiamente è «indovinare» «predire». La quale scienza fu detta «Musa», diffinitaci sopra ^ da Omero essere la scienza del bene e del male, cioè la divinazione, su ’1 cui divieto ordinò Iddio ad Adamo la sua vera religione, come nelle Degnità ■’ si è pur detto. Dalla qual mistica teologia i poeti da’ Greci furon chiamati «mystce», che Orazio con iscienza trasporta «interpetri degli dèi» ^, che spiegavano i divini misteri degli auspicii e degli oracoli. Nella quale scienza ogni nazione gentile ebbe una sua sibilla, delle quali ce ne sono mentovate pur dodici ’^; e le sibille e gli oracoli sono le cose più antiche delle gentilità.

1 Degn. XLII, nella quale per altro non si parla degli Egizi, intorno a cui cfr. invece Annotaz. alla Tav. cron., I.

2 Degn. XXV.

3 Degn. XLIX.

  • P. 199.

8 Degn. XXIV.

  • Ep. ad Pis., vv. 391-2 «... sacer mterpres... deorutn... Orpheus»; cui il V. postilla:

«Qui Grcecis dicitur «|j,uaTyjg», unde prima gentium- my steri a fuere fabttlce poetarum et prima Theologia mystica fuit qtiam professi stml poetae theologi ^■.

^ ♦ il/. Varrò... in libris Rerum, divinarum... ait... sybillas decem [non dodici] numero /«me», dice Lact., Div. Insi.. I, 6. Cfr. a questo proposito le osservazioni del OoRCiA, riferite dal Garofalo, p. 142" sgg.