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gio del sig. barone. — Tale convenzione sottoposta al giro ufficiale, pervenne al suo torno anche al fisco, il quale la dichiarò enormemente lesiva. Il pubblico già prima di sentire il voto del fisco aveva gridato allo scandalo, dicendo che i plenipotenziari avevano venduto gli azionisti da loro rappresentati al barone Eskeles. Il vicerè stesso — fu detto — restonne sorpreso; ed il governo appoggiandosi al voto del fisco aveva scritto a Vienna, perchè non venisse approvato — sempre il fu detto — un contratto così ruinoso, ed attendevasi quindi che Vienna facesse giustizia. Vienna non fece attendere molto un riscontro, che fu l’approvazione la più completa del contratto di cessione tal quale venne formulato. l nemici del barone e compagni divulgarono allora quella approvazione esser stata una delle condizioni poste dal triumviro al prestito fatto al governo da lui tutelato (nelle finanze) in unione a Rothschild e Sina; ed il governo erane contentissimo, sacrificando interessi di privati italiani, dei quali ben poco si cura. I partitanti di Eskeles gridarono più forte ancora dicendo che a Vienna si faceva la vera giustizia, là conoscersi gli uomini, qui altro non