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lascio che i vostri parolaj dissertino ampollosamente in più pagine1; a me basti di ridirvi per ora, che i guanti non mi servivano: e ci siamo l’uno e l’altra appoggiati con le braccia incrociate sul banco — ch’era un po’ stretto, e tra noi due vi capiva appena l’involto che giaceva nel mezzo.

La bellissima grisette guardava or i guanti, or verso la finestra, poi guardava i guanti — poi me. Io non mi sentiva di rompere quel silenzio — e seguendo l’esempio, guardai i guanti, poi la finestra, e i guanti — e lei — e di volta in volta così.

M’avvidi ch’io scapitava di molto a ogni assalto — Aveva un occhio nero, vivo, dardeggiante fra due palpebre contornate di lunghi cigli di se-

  1. Letteralmente: io lascio ciò a’ vostri uomini di parole a gonfiare pagine sopra di ciò — Intende forse egli degli eruditi, che commentano in un volume una bella frase poetica che non è scritta se non se per chi ha più fantasia che dottrina? oppure de’ metafisici, che si vanno assottigliando il cervello su i minimi effetti delle passioni che non hanno sentite? o de’ trattatisti sulle belle arti i quali non sapendo il come, mostrato dalla natura a’ suoi prediletti, vanno cercando il perchè delle varie espressioni d’ogni affetto sul volto umano; e mandarono all’Italia tante profonde teorie per le quali molti de’ nostri dottori son diventati pittori, e i pittori dottori? Ma forse Yorick parla di un’intera Accademia.