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te vengono frequentemente dalla parte superiore del fiume, e vi si prendono anche de’ Salmoni. Verso le foci, e ne’ contorni dell’Isola d’Opus frequentano i Muggini nella stagione opportuna alla fecondazioe dell’uova; ed anche di questi vi si farebbe gran preda da un popolo mediocremente industrioso. Le barchette, colle quali i Narentini vanno nel fiume loro, sono picciolissime, e leggerissime. Essi le chiamano Ciopule col medesimo nome, ch’è usato dai Morlacchi della Kerka, e della Cettina per le loro Canoe. Le Ciopule, o Zopoli, di Narenta non sono d’un solo tronco d’albero, ma d’assiccelle ben sottili, unite insieme da costole interiori. Questi Zopoli non ànno differenza dalla poppa alla prua, nè orlo, o banda veruna; sono acuminati dalle due estremità. La loro estrema picciolezza, e la poca distanza dall’acqua, in cui si ritrova chi naviga con essi, fa raccappricciare. Gli Zopolieri non ànno remi, e spingono avanti il loro barchetto con certe palette lunghe intorno a quattro piedi, le quali maneggiano stando a sedere su le proprie gambe incrocicchiate.

Il suolo di Narenta ne’ luoghi non ricoperti dalle acque permanenti è arenoso, come dev’essere il terreno frequentemente inondato da un fiume totalmente privo d’argini, e che si gonfia co’ torrenti de’ luoghi montuosi. A queste alluvioni l’Isola d’Opus, che vi soggiace tuttora, deve un alzamento di dieci piedi da’ tempi Romani ai nostri. Uno scavo fatto colà nell’Orto de’ Signori Noncovich mi à mostrato le differenti stratificazioni, che ànno successivamente coperto il terreno antico campestre, nel quale si trovano alla detta profondità rottami di vetri, e di stoviglie Romane. L’Isola ad onta di questo alzamento non è coltivabile in ogni sua parte, restandovene grandissimi tratti paludosi, i quali però si potrebbono facilmente ritrarre, e mette-