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I Capi della Nazione sono più riccamente vestiti, e si può giudicare del buon gusto de’ loro abiti dalla Tavola IV., che rappresenta nella Figura il mio buon Ospite di Coccorich.

§. 14. Musica, e Poesia; danze, e giuochi.

Nelle rustiche conversazioni, che si raccolgono particolarmente nelle case dove v’ànno di molte fanciulle, si perpetua la memoria delle Storie Nazionali de’ tempi antichi. V’è sempre qualche Cantore, il quale accompagnandosi con uno stromento detto Guzla, che à una sola corda composta di molti crini di cavallo, si fa ascoltare ripetendo, e spesso impasticciando di nuovo le vecchie Pisme, o Canzoni. Il canto Eroico de’ Morlacchi è flebile al maggior segno, e monotono: usano anche di cantare un poco nel naso, il che s’accorda benissimo collo stromento, cui suonano; i versi delle più antiche loro Canzoni tradizionali sono di dieci sillabe, non rimati. Queste poesie ànno de’ tratti forti d’espressione, ma appena qualche lampo di fuoco d’immaginazione, nè quello ancora è sempre felice. Esse fanno però un grand’effetto sull’anima degli ascoltanti, che a poco, a poco le imparano a memoria; io ne ò veduto alcuno piagnere, e sospirare per qualche tratto, che a me non risvegliava veruna commozione. È probabile che il valore delle parole Illiriche meglio inteso dai Morlacchi abbia prodotto questo effetto; o forse, il che mi sembra più ragionevole, le anime loro semplici, e poco arricchite d’idee raffinate ànno bisogno di piccioli urti per iscuotersi. La semplicità, e il disordine, che si trovano sovente combinati nelle antiche Poesie de’ Trovatori Provenzali, formano il principal carattere de’ racconti poetici Morlacchi generalmente parlando. Ve n’ànno però di ben