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CAPITOLO XXIII.



Non dirò che una parola di quest’altra stampa.

Rappresenta la famiglia dell’infelice Ugolino, dannato a perir con essa di fame. Uno de’ suoi figliuoli è steso senza moto a’ suoi piedi; gli altri porgono a lui le braccia cadenti per debolezza, e gli domandano del pane, mentre il misero padre, appoggiato ad una colonna del doloroso carcere, con occhio stupido e torvo — in quella orribile calma che accompagna l’estrema disperazione — muore ad un tempo della propria e della lor morte.

Bravo cavalier d’Assas! eccoti spirante sotto cento bajonette, vittima di un coraggio, d’un eroismo, a nostri giorni sconosciuto.