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CAPITOLO XXVIII.



Era alfin giunto presso al mio scrittojo; già, allungando il braccio, avrei potuto forse toccarne l’angolo a me più vicino; quando fui sul punto di veder distruggere il frutto d’ogni mia fatica, e di perdere la vita. Dovrei passare sotto silenzio l’accidente che mi avvenne, per non iscoraggiare i viaggiatori; ma è sì difficile andar rovesciato dalla sedia di posta, di cui io mi servo, che bisogna essere sventuratissimo all’ultimo segno — sventuratissimo com’io, per correrne il pericolo.

Io mi trovai disteso per terra, trabalzato, gettato là; e ciò si repentinamente, sì inopinatamente, che avrei