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in morte di marco antonio dalla-torre. 343


    Ma poeti vi regnano che il crine
Di casto lauro avvolsero, e guerrieri
204Che di stragi fur mondi e di rapine;

    E miti ingegni che da’ bei sentieri
Mai non uscîr del giusto e di Sofia
207Meditar ne’ giardini incliti veri.

    In mezzo a’ quali assunta or or la pia
Alma fraterna per la curva sfera
210E per l’aule celesti il guardo invia,

    Vagheggiando il mattin che non ha sera
E gli ordini de’ giusti, e gode un scanno
213Anch’essa aver tra la beata schiera.

    Mentre d’intorno a lei l’ombre ristanno
Generose de’ padri, e l’occhio intento
216Dal volto del nepote alzar non sanno,

    Cui riconoscon tosto al portamento:
Ei pur contempla il glorïoso seme
219« Di sua semenza e di suo nascimento; »

    I suoi ravvisa, e ne distingue insieme
I nomi e l’opre, e sa dir dopo quanti
222Lustri il fratello veder seco ha speme.