Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/302

288 saffo a faone.


     Tosto amor mutò tempre: a Pirra acceso
Gemè ’l cor: per la giovane diletta
246D’un alto obblio Deucalïon fu preso.

     Questa sorte ha quel mar. Donna, t’affretta
Alla nembosa Leucade e nell’onda
249Dalla pendice aerëa ti getta.

     Disse e disparve. Dall’erbosa sponda
Io m’alzo esterrefatta, e gemo e fremo,
252E di lagrime un fiume il sen m’inonda.

     Andremo, o Diva, al fatal sasso andremo;
Pur che il furor che m’agita dia loco,
255Piombar nelle spumanti onde non temo.

     La rupe, il mare, l’alto abisso un gioco
Mi sembreranno. O aure, a voi mi affido;
258Fatta io son lieve dal continuo foco.

     E tu pur sulle molli ale, Cupido,
Cadente mi sostieni. Oh, di mia morte
261L’onta non pesi sul Leucadio lido!

     Allor l’eolia cetera alle porte
Appenderò del tempio, e questi versi
264Febo ringrazieran della mia sorte: