Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/21


milton e galileo 7

De’ novi dommi il raggio, i miei volumi
105Ancor son vivi? Ovver dal dì che affranto
Dall’etade e da’ morbi, io derelitto
Vecchio tremante, delle corti ignaro,
Avvolto di nemici e combattuto
Da mortali terrori, alle minacce
110Del Vatican m’arresi e la parola
Rinnegatrice di mie glorie emisi
,
Tutto forse perii? Perì la luce
Ch’io primo accesi? Nell’antica notte
Ricadranno le genti, a cui sì bella
115Di secolo miglior l’alba sorgea?”

     Levò la fronte l’ospite e rispose:
“Ben può Giove del Caucaso alle rupi
Prometeo catenar: ben può le membra
Al gran Titano fiedere co’ nembi
120Eternali; ma pie da’ conturbati
Talami le fanciulle Oceanine
Vengon notturne ad ascoltar sue pene,
Che sull’aurora ridiranno a’ fiumi
Che solcano la terra. Oscuro giaci,
125Carcerato il pensier più che la salma
E da te discordante, o Galileo;
Ma la favilla, che rubasti al sole,
Prigioniera non è: di gente in gente
Ratto serpeggia ed in aperta fiamma
130Già minaccia avvampar, benchè dell’ara,