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OSSERVAZIONI

SULLA

TORTURA


§. I.

INTRODUZIONE


Fra i molti uomini d’ingegno e di cuore, i quali hanno scritto contro la pratica criminale della tortura e contro l’insidioso raggiro de’ processi che secretamente si fanno nel carcere, non ve n’è alcuno il quale abbia fatto colpo sull’animo dei giudici; e quindi poco o nessuno effetto hanno essi prodotto. Partono essi per lo più da sublimi principj di legislazione riserbati alla cognizione di alcuni pochi pensatori profondi, e ragionando sorpassano la comune capacità; quindi le menti degli uomini altro non ne concepiscono se non un mormorìo confuso, e se ne sdegnano e rimproverano il genio di novità, la ignoranza della pratica, la vanità di voler fare il bello spirito, onde rifugiandosi alla sempre venerata tradizione de’ secoli, anche più fortemente si attaccano ed affezionano alla pratica tramandataci dai maggiori. La verità s’insinua più facilmente quando lo scrittore postosi del pari col suo lettore parte dalle idee comuni, e gradatamente e senza scossa lo fa camminare e innalzarsi a lei, anzi che dall’alto annunziandola con tuoni e lampi, i quali sbigottiscono per un momento, indi lasciano gli uomini perfettamente nello stato di prima.

Sono già più anni, dacché il ribrezzo medesimo che ho per le procedure criminali mi portò a volere esaminate la materia ne’ suoi autori, la crudeltà e assurdità de’ quali sempre più mi confermò nella opinione di riguardare come una tirannia superflua i tormenti che si danno nel carcere. Allora feci molte annotazioni sul proposito, le quali rimasero oziose. Parimenti già da più anni riflettendo io al fatto, che fece diroccare la casa di un cittadino e piantarvi per pubblico decreto la Colonna Infame, dubitai da principio se fosse possibile il delitto, per cui vennero condannati molti infelici, indi decisamente fui persuaso essere impossibile e in fisica e in morale che si diano unzioni artefatte maneggevoli impunemente dall’autore, le quali al solo tatto esterno, dopo essere state all’aria aperta sulle pareti delle