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bili, e tornò a chinarli, senza aprir bocca, sui suoi piedi nudi.

Allora due o tre si volsero verso di lei, mentre le altre si sbandavano ciarlando tutte in una volta come gazze che festeggiano il lauto pascolo, e le dissero:

— O allora perchè hai lasciato tua madre.

— Per trovar del lavoro.

— Di dove sei?

— Di Viagrande, ma sto a Ravanusa.

Una delle spiritose, la figlioccia del castaldo, che doveva sposare il terzo figlio di Massaro Jacopo a Pasqua, e aveva una bella crocetta d’oro al collo, le disse volgendole le spalle: — Eh! non è lontano! la cattiva nuova dovrebbe recartela proprio l’uccello.

Nedda le lanciò dietro un’occhiata simile a quella che il cane accovacciato dinanzi al fuoco lanciava agli zoccoli che minacciavano la sua coda.

— No! lo zio Giovanni sarebbe venuto a chiamarmi! — esclamò come rispondendo a sè stessa.