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gliere le more nelle siepi di rovo. La ragazzina, la quale sapeva di essere “nel fatto suo„, aveva agguantato pel collo Jeli, come un ladro. Per un po’ s’erano scambiati dei pugni nella schiena, uno tu ed uno io, come fa il bottaio sui cerchi delle botti, ma quando furono stanchi andarono calmandosi a poco a poco, tenendosi sempre acciuffati.

— Tu chi sei? — gli domandò Mara.

E come Jeli, più salvatico, non diceva chi fosse, — Io sono Mara, la figlia di Massaro Agrippino, che è il campaio di tutti questi campi qui.

Jeli allora lasciò la presa senza dir nulla, e la ragazzina si mise a raccattare le more che le erano cadute per terra, sbirciando di tanto in tanto il suo avversario con curiosità.

— Di là del ponticello, nella siepe dell’orto, ci son tante more grosse; — aggiunse la piccina, — e se le mangiano le galline.

Jeli intanto si allontanava quatto quatto, e Mara, dopo che stette ad accompagnarlo cogli