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il bell’armando. 243

un giovane di caffè la fece stramazzare con un colpo di sedia sul capo; e tutti quanti l’accerchiarono, stralunata e grondante di sangue, col seno che gli faceva scoppiare il gilè dall’ansimare, balbettando:

— Lasciatemi! lasciatemi! —

Appena la riconobbero, così rabbuffata, a quel po’ di luce del lampione, scoppiarono improperi e parolacce:

— È la Mora! quella donnaccia! l’amante del Crippa! —

Come se gli avesse parlato il cuore, al disgraziato! Giusto in quei giorni, era stato dal maresciallo a denunziargli la sua amante, che voleva giocargli qualche brutto tiro: — La Mora non vuole lasciarmi tranquillo, ora che ho preso moglie, signor maresciallo. — E il maresciallo aveva risposto: — Va bene — al solito, senza pensare a ciò che potesse covare dentro di sè una donna come quella. Ora le guardie arrivavano dopo che la frittata era fatta, sbracciandosi a gridare: — Largo! Largo! —