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— E non me lo dici perchè hai pietà di me?... e non me lo dici perchè io muoio?!... — seguitò ella aggrappandosi al suo collo, nelle convulsioni dell’agonia, con quel moto incerto e straziante del volto e delle labbra che cercavano il volto di lui per baciarlo.

— Oh, no!... non ti ho mai amato come t’amo!... Narcisa!... Narcisa!... non mi abbandonare!...

— Grazie!... grazie!... — mormorò la moribonda con un anelito interrotto che la stentata respirazione soffocava nella sua gola; — grazie!... oh! la vita!..., dottore, fatemi vivere... egli mi ama!!... io non voglio morire!!! — finì con accento straziante.

E non potè più proferire, quantunque agitasse ancora penosamente le labbra, e alcuni suoni rochi e interrotti scappassero dalla sua gola arida.

Ella rimase come profondamente assopita; riscossa di tratto in tratto da sussulti convulsivi: rivelando mille impressioni, ora deliziose ora tristi, nella mutabile espressione dei suoi lineamenti, in cui l’occhio soltanto, colla sua larga e lucida fissazione faceva prevedere la morte.